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#day0, LA SCOPERTA di Emanuele Mussini

L’aeroporto è affollato il giusto. Non ci sono le solite macchine che trasportano in giro i bagagli di passeggeri da tutto il mondo. L’atmosfera è tranquilla ma la vita scorre freneticamente, come sempre. Forse sono io l’inquieto qui in mezzo. Io con il mio bagaglio che pesa tanto, forse troppo, con uno zaino con mille toppe dei paesi che ho visitato nel retro e mille ancora spazi vuoti, la vita è bella. Questo è il mio battesimo del fuoco, come dicono alcune tribù ostili alla globalizzazione: dopo questa esperienza sarò svezzato. Sei mesi di lontananza dalla mia patria che, lo so per certo, mi porteranno felicità; ora però non sono felice. Sono triste. TrIMG-20160318-WA0029 (1)iste di aver lasciato i miei amici, la mia ragazza: quella splendida ragazza che mi ama a casa, la mia famiglia, le mie cose, la mia auto. La vita ci scorre avanti e noi nemmeno ce ne accorgiamo, viviamo il momento per quanto possiamo, e poi veniamo catapultati subito davanti al bivio: andrai a lavorare? E all’Università? Sarai un capo di fabbrica o un sindacalista? Un avvocato o un carcerato? E noi siamo così tanto presi dalla frenesia che ci scordiamo molte volte cosa significa vivere. Siamo stati abituati (quantomeno i più fortunati) ad essere coccolati, a non fare niente durante il giorno se non passare quelle interminabili sei ore a scuola e poi essere liberi, a cazzeggiare e a divertirci. Poi a vent’anni la storia cambia, sei tu l’artefice della tua vita. Sono il solo ad essermi sentito così o non sono l’unico? E quindi cerchiamo di fare il meglio che possiamo con le possibilità che abbiamo. Il meglio che ho potuto fare, dopo aver scelto l’università, è stato andare in Erasmus. Ed ora sono con il Computer sulle gambe e un freddo glaciale svedese fuori dalla finestra. “Ma chi me lo ha fatto fare?”, mi inizio a chiedere. Se Tiziano Terzani fosse vivo saprebbe cosa rispondermi. Quel formidabile uomo che ha passato tutta la sua vita viaggiando e scrivendo, scrivendo quello che aveva in testa e sbagliando ben poco. Lui avrebbe una risposta. Nel misticismo dell’aereo che mi ha portato da Milano Linate a Stoccolma ho provato ad interrogarmi come farebbe un filosofo. Ora provo a scrivervi quello che mi è passato per la mente in quelle tristi due ore e quaranta. Primo: che pensare da tristi ci porta soltanto più tristezza, ma, come direbbe un monaco buddista, la tristezza porta alla felicità; è un sistema, e il sistema per definizione si bilancia ed è sempre in equilibrio. Secondo: che non si può pensare di imparare dalla vita se prima non la si vive (al massimo!). E terzo: che in fondo anche Terzani aveva avuto paura prima del suo primo grande viaggio, perché la paura è umana e lui sicuramente non era un Dio, ma un uomo, con sentimenti, paure e vizi, come tutti noi. Il mio buon proposito per oggi è di essere più umani nelle cose che si fanno, perché tutti aspiriamo alla perfezione ma la perfezione non è umana; per questo, forse, talvolta compiamo atti inumani, sia come società che come individui. Nel tragitto dalla mia cittadina a Linate un mio amico che mi accompagnava mi ha dato un consiglio che, penso, per me sarà molto importante: “Stai sempre attento a vedere le bellezze nel mondo, a capire i rapporti che intercorrono tra persone, perché potranno servirti anche qua”. Questo è un consiglio che mi sento di dare a qualsiasi ragazzo in procinto di partire per un Erasmus, per un viaggio, per una crociera ai Caraibi o un viaggio in Libia: lasciatevi stupire, perché solo così potrete capire le bellezze del mondo! Il mio primo augurio per questo “Day 0”, come si scrive nel diario di bordo delle navi, è di lasciarmi stupire dal mondo.

Author: brenso

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