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DEL TEATRO, OVVERO FUGA PER UNO STRANIAMENTO CONOSCITIVO

Due parole sul teatro, non una di più né una di meno, giusto per esser sicura di non annoiarvi.

Dopo aver passato il mio primo anno in collegio cercando di abituarmi ai flussi e riflussi di Milano, ho capito che ognuno deve trovare i propri punti di riferimento fissi se vuole sopravvivere a questo grande ventre. Forse la mia scelta non è stata proprio, si potrebbe dire, ottimale (o ottimizzata), intendo insomma, ho scelto una delle vie di fuga più dispendiose che la metropoli poteva offrire, venendo ahimè troppo tardi a conoscenza dell’esistenza dei leggendari “abbonamenti stagionali”; ma tant’è, mi attrezzerò per l’anno venturo.

Ho potuto così avere una vista nuova, e meravigliosa, su un mondo che prima avevo sempre lasciato ai margini della mia coscienza, incontrando la ricchissima offerta culturale del panorama milanese. Peraltro, a stagione già nel pieno del suo decorso vitale, incappai in un articolo pubblicato su “La Repubblica” che orgogliosamente recitava (rimando all’archivio online di suddetto quotidiano per maggiori riferimenti) – parafraso: ‘ai milanesi, anche a quelli più giovani, piace più il teatro che il calcio; venduti più abbonamenti a teatro che al Meazza’. Nello specifico, si prendeva come metro di paragone il pubblico del Piccolo Teatro (Lanza M2); un rapido cenno dunque al cartellone 2015/2016.

Ben lungi dal volere assurgere al ruolo di critico teatrale, mi limito a elencare alcune delle produzioni allestite – e da me viste – cercando così di darvi un’idea di quanto avviene nella notte della nostra città (si sa, Milano è degli imbruttiti) quando le uniche luci che rimangono sono quelle della scena. Naturalmente, spero vi incuriosiate.

Teatro di Milano alla Scala

Teatro di Milano alla Scala, uno dei teatri più famosi in Italia

Una prima, grandissima produzione che non si può non menzionare è l’Odissey di quel gigante che è Robert call-me-Bob Wilson, figura di spicco del teatro coreutico-sperimentale americano; la migliore medicina per riappacificarsi in un’atmosfera onirica con gli incubi del liceo.

Ospite anche la rielaborazione di Luca De Filippo sul Non ti pago del padre, in scena pochi giorni prima della morte dello stesso regista; mi chiedo chi prenderà ora le difese della comicità popolare a tipico stampo situazional-meridionale italiana.

Se Odissey era in lingua originale sottotitolata, con Der Park abbiamo una doppia rielaborazione: di Botho Strauss e Peter Stein (1983) del Midsummer night’s dream shakespeariano, e poi la traduzione in italiano con il testo di Roberto Menin; risultato: un sogno tremendamente reale e disinibito, in versione kolossal, una pacchia insomma.

In rapida carrellata alcuni dei testi più moderni e inquietanti della modernità, quali Gabbiano – Cechov – e Calderón – Pasolini, ospitati al Piccolo Teatro Studio in un ambiente più raccolto e intimista.

Arriva invece per il 400enario della morte del bardo nazionale inglese, direttamente dalla sua patria, una Winter’s Tale in lingua originale inscenata dalla compagnia Cheek by Jowl, insieme ad altri progetti in inglese e non sullo stesso tema.

E poi Morte di Danton di Martone, L’Opera da Tre Soldi di Michieletto, L’Arlecchino ancora nella versione di Strehler…Basta, basta, sto diventando noiosa; e rischio altresì di dimenticarmi di sottolineare come le prosa sia solo una minima parte di tutta l’offerta, che comprende anche musica, danza, musical e tutto quanto può aver bisogno di un palcoscenico. Parimenti, io stessa ho frequentato anche altri contesti come per esempio il Teatro Franco Parenti o teatri di strada come il Teatro Libero…Non se ne ha mai abbastanza, eppure si è costretti a scegliere, in qualche modo.

Last but not least, anche la nostra università ha collaborato con il Piccolo durante questi intensi mesi: essendo, come ho già ricordato, il 2016 il 400esimo anno dalla morte di William Shakespeare, sono stati organizzati alcuni incontri, tenutisi nel Chiostro Nina Vinchi, per cercare di creare un collegamento più evidente tra quei tempi ed i nostri, mostrando come ci siano temi universali nel pensiero umano e nella produzione artistica che fendono le pagine del tempo. E quale miglior modo che paragonare opera teatrale elisabettiana e sua traduzione intersemiotica cinematografica di anni più o meno recenti? Così è stato fatto, sotto l’esperta guida del Professor Arturo Cattaneo, ordinario di Letteratura Inglese in Cattolica, e a turno altri esperti del mondo del grande schermo. In diversi appuntamenti, si sono scelti Leitmotiv diversi per un avvicinamento non traumatico per i curiosi e novizi ed un piacevole e rilassato approfondimento per conoscenti e studenti di materia. Una vera, vera goduria potersi riconiscere come mente in mezzo ad altre menti di qualunque categoria sociale ed età.

In fondo non è questo il bello del teatro, il suo valore aggiunto rispetto all’impersonalità di uno schermo pulsante? La Storia ce ne fornisce le prove, più e più volte attraverso la rappresentazione teatrale si sono formare comunità umane, specialmente a livello di comunità-stato e comunità-nazione.

Già nell’antica Grecia si conosceva la funzione catartica  della messinscena, e credo che anche oggi sarebbe bene ricordarcene, e usarla come mezzo per provocare una vivida presa di coscienza dello spettatore nei proprio confronti e in quelli della realtà, definiamola cronotopica con annessi e connessi, in cui si colloca. Vedere una persona in carne ed ossa, davanti a noi, agire porta necessariamente alla riflessione, all’immedesimazione ed infine allo straniamento, e non è importante giungere a una qualche conclusione, bensì tenere attivo cervello e capacità critica; il teatro non è indottrinamento, il teatro è vita ed espressione, è possibilità e irrealtà, siamo noi che vogliamo riprodurci ponendoci per quell’infinitesimale attimo di atarassia al di fuori della vita necessaria e necessitata.

Ricordiamocelo, vi prego, in tempi come questi, in cui ormai anche le poche certezze di un laudator temporis acti sfumano nei giorni immediatamente precedenti l’ennesimo blocco del traffico nella grande metropoli per eccesso di inquinamento.

(Grazie per il tempo dedicato)maschere-teatro

Author: brenso

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