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DESTINO: CONCRETO O ASTRATTO? – di Simone Sgarbossa

Cercando il termine “destino” sul dizionario della lingua italiana lo si trova associato a tale definizione: “Susseguirsi degli eventi, considerato come necessità ineluttabile, predeterminata da una forza superiore”.

Ragionando su questa descrizione del termine lo si intende come un fenomeno ultraterreno, incontrollabile, che ci riguarda, ma che non ci compete, o forse si. Perché il destino, ci suggerisce ancora il dizionario, si può subire o accettare e persino prendersela con esso.

Definire chiaramente un termine astratto come quello in questione non è certo compito facile, dato l’uso svariato che ne si fa nel parlato comune e la mutevolezza semantica, frutto talvolta di libera interpretazione.

Un’interpretazione del destino più concreta è quella che ci dà Pavese: “ Non è che accadono le cose secondo un destino, ma le cose accadute ciascuno le interpreta, se ne ha la forza, disponendole secondo un senso, vale a dire un destino”.

Nell’idea che Pavese ha del destino si intravede quella tipica tendenza umana di ordinare e suddividere i vari concetti in categorie come ci insegna Aristotele.

Questo procedimento ci aiuta a porre le basi sulle quali il nostro intelletto costruisce i suoi giudizi.

E’ un tentativo di razionalizzarlo, di dargli una spiegazione plausibile e terrena.

La locandina de La "Forza del Destino" di Giuseppe Verdi realizzata dal pittore Rafal Olbinski

La locandina de “La Forza del Destino” di Giuseppe Verdi realizzata dal pittore Rafal Olbinski

Una volta deciso che ruolo attribuire al destino nelle nostre vite ci si interroga sulla sua “faziosità”: talvolta ci è benevolo qualche altra avverso. Nasce cosi il legame con la parola fortuna che, se consideriamo per il significato che aveva presso gli antichi, indica sia la sorte buona che quella cattiva, che dà o toglie a caso senza distinzione. Non a caso, permettendo il gioco di parole, fortuna deriva dal latino “fors” che significa appunto “caso, sorte”. Altresì può venire inteso come “provvidenza” a indicare l’ordine concepito da Dio per dirigere ciascuna delle cose create al proprio fine. Interpretazione questa ricorrente molto spesso anche nella letteratura, elemento centrale ne “ I Promessi Sposi” di Manzoni era invece per Dante colei che governa il mondo.

Molto spesso il destino viene utilizzato come giustificazione. Ricorrendo per esempio all’espressione: “doveva andare così, è il destino” lo utilizziamo come scudo per difenderci da eventuali sensi di colpa o per mascherare dietro qualcosa di superiore errori e decisioni che non sono che nostre; come arma invece se non vogliamo riconoscere apertamente i meriti a qualcuno.

La sua interpretazione ambigua è dovuta all’enigmatica collocazione cronologica, come considerare qualcosa che lega indissolubilmente passato presente e futuro, esso è infatti previsione di ciò che accadrà ma al tempo stesso ha determinato i nostri trascorsi e ci determina in questo istante stesso. Gli si è anche attribuita nel corso della storia una componente globale, si parlava di destino dell’umanità con la corrente culturale dell’Esistenzialismo e se ne parla adesso con l’incombente presupposta catastrofe ambientale e l’incerto futuro delle nostre vite e della Terra che abitiamo.

Si parla di destino dell’umanità perché nel corso dei secoli l’uomo ha cercato di ridurre tutto alla sua portata e di infrangere le barriere spaziali e temporali rendendoci tutti una cosa sola. Prova inconfutabile è il fenomeno della globalizzazione che, come sostiene Bauman, ha reso la nostra società “liquida” ossia mobile, versatile, mutevole ma al contempo contraddittoria, opinabile e incerta, un po’ come il destino.

Author: brenso

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