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IN DIRETTA DAL TERZO ABBAINO A DESTRA – di Elisa Teneggi

La mia famiglia vota sinistra.

Mia madre è impiegata statale e mio padre libero professionista: avrebbero tutti i motivi per votare a destra; ma mi sento di fare una precisazione, una destra che viene intesa come oggi ci viene presentata anche a livello internazionale, una destra che è rimasta rinchiusa nelle idee otto – novecentesche della catena di causa-conseguenza, una destra che sbaglia la sua base d’appoggio per poter davvero creare un benessere diffuso nella qualità fluttuante del mondo globalizzato. Per dirla con altre parole, qualora la destra riuscisse a creare un solido governo in Italia, mio padre probabilmente riceverebbe sgravi fiscali per la sua professione e mia madre, da brava protetta statale, non penso sarebbe a rischio di perdere il posto. Però la mia famiglia vota sinistra. O meglio, vota A sinistra, anche qua, si capisce, dipende dalle fluttuazioni. Ma come può, come può un voto dipendere da una fluttuazione? Nell’era del Documento Word ogni carattere viene stampato e cancellato ancora prima di essere stampato; se facciamo due conti, siamo ad un livello di gravità pari ai roghi di libri di Fahrenheit 451.

La mia famiglia vota a sinistra perché crede in certi valori umani, quei valori umani che gridano alla mente dal profondo del cuore e che impediscono ad un essere umano di ritenersi un’isola, citando il sempre attuale vecchio Donne, di rinchiudersi nel suo piccolo orticello e di parlare allo specchio una lingua che solo egli o ella può capire, diventando nemmeno conquistatore di popoli ma schiavo di chi è più furbo di lui e sa ragliare più forte sopra quei sottotoni, in fin dei conti dimessi, in fin dei conti che chiedono solo acqua per sé e per l’orto, pastura per le galline e un bicchiere di vino per cena – si può sempre mangiare la pastura dei polli. No, noi crediamo che la dignità umana sia insindacabile – e per questo non aderiamo a sindacati. Crediamo forse in un’utopia, ma crediamo che una buona gestione politica dello stato debba prendersi cura degli interessi globali dei suoi cittadini senza partire in primis privilegiandone una categoria o lasciando inascoltati i bisogni delle altre.

Votiamo a sinistra, perché chiediamo una politica vicina ai cittadini, non una politica dei cittadini; vogliamo che coloro che ci governano stiano tutto il giorni con i baffi tesi, pronti a captare ogni singola vibrazione del nostro numeroso branco, sapendola rielaborare in un pensiero ed una linea di condotta onesti e coerenti. Votiamo a sinistra e votiamo politici di professione perché non pensiamo che un bancario, né un banchiere, possa governare uno stato; perché le casalinghe son buone a fare cappelletti e i ragionieri a fare i conti; perché la mia famiglia, ogni suo singolo membro, si è fatta le spalle per avere il poco che ha avuto, e non siamo disposti a offrire in sacrificio la gestione della seconda casa che ci è data in sorte, questo mitico stato, al primo parvenu che pensa di avere rabbia, buone idee e amore per il popolo. Noi vogliamo essere governati da persone con tempie rugose, occhi arrossati e titoli di studio.

Il mestiere del politico è una vocazione; lo puoi imparare, puoi sapere abbindolare gli altri; è piuttosto facile. Essere davvero un politico, è la peggior sciagura che io possa augurare al mio miglior nemico, è l’affogare nel mare dell’abnegazione per sfruttare ogni singola scintilla della nostra energia per il bene comune. Non è un’idea nuova, ma mi pare troppo spesso ignorata.

Mia nazione, mia Italia. Tu sei l’unica donna fatale che abbia mai incontrato.

Author: brenso

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