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FREDDIE MERCURY: IL RICORDO DI UNA VERA LEGGENDA – di Davide Garavaldi


freddie

https://www.youtube.com/watch?v=t99KH0TR-J4 : The show  must go on

Il più grande frontman nella storia della musica. Aveva tutto: una voce potente e unica, energia e grande presenza scenica sul palco, forte carisma e quel mix di creatività e genialità che si può attribuire solo alle grandi star.

Sto parlando di Freddie Mercury, il cantante dei Queen, che il 24 novembre del 1991 si spense a causa di una broncopolmonite aggravata da complicazioni legate all’AIDS. Fu una triste perdita per il mondo del rock e della musica, ma oggi, proprio nel giorno del 25esimo anniversario dalla sua morte, è giusto ricordare a tutti la sua bravura e il suo stile insostituibile attraverso un piccolo salto nel passato.

Erano i primi anni ’70 quando i Queen iniziarono la loro carriera come band emergente sulla scena londinese, ma non ci volle molto tempo prima che il gruppo si affermasse a livello internazionale: infatti, nel 1975 uscì A Night at the Opera, un album in cui rock e opera lirica si fondevano insieme per creare un genere di musica del tutto innovativo, come dimostra il brano simbolo del disco Bohemian Rhapsody. Fu un vero e proprio successo e già dai primi concerti live spiccò subito la figura di Freddie come grande “animale da palcoscenico”, dotato di tanta energia e capace di catturare fin dal primo istante interi stadi.

Questo fu il vero inizio della carriera dei Queen; tra il ’76 e il ’79 produssero altri tre album con alcuni tra i loro successi più grandi: Somebody to love,una ballata d’amore rock registrata creando l’effetto di un coro gospel; We Are the Champions,la canzone per eccellenza delle vittorie sportive, We Will Rock You e Don’t stop me now. Da questo momento i loro concerti divennero sempre più spettacolari, grazie alle nuove canzoni, più rock e frizzanti, e grazie all’abilità del loro leader di trasformare questi eventi in gigantesche opere teatrali e di interagire col pubblico in modo coinvolgente.

Alla metà degli anni ’80, la band si rinnova nello stile, abbracciando l’uso del sintetizzatore. Flash Theme e Radio Gaga sono figlie di questo periodo. Tuttavia, non cambiano solo le musiche, ma anche la voce del cantante, di timbro più basso e caldo per il vizio del fumo. Questa sua nuova maturità canora si fa notare in due famosi concerti, Live in Rio del 1985 e, nello stesso anno, Live Aid at Wembley per le popolazioni dell’Etiopia. Soprattutto in quest’ultima esibizione, Mercury costruì “il mito di insuperabile frontman”: nonostante i soli 20 minuti a disposizione per cantare, mostrò ai 72.000 spettatori presenti tutta la sua grande estensione vocale, tutta la sua personalità da vero leader e tutta la sua capacità di interazione col pubblico, correndo a destra e a sinistra del palco ininterrottamente, senza nemmeno dare l’impressione di essere stanco.

fredQuell’esibizione fu definita come una delle più grandi interpretazioni di tutti i tempi. Persino Brian May, chitarrista del gruppo, disse del suo leader: 

« Noi abbiamo suonato bene, ma Freddie era oltre e ha portato tutto a un altro livello. »

La band, rigenerata dal successo degli ultimi concerti, nel giugno del 1986 fece uscire l’album A Kind of Magic, contenente le canzoni One Vision, A Kind of Magic e Who wants to live forever (colonna sonora del film Highlander). Il disco si rivelò un enorme successo e poco dopo partì il loro più grande tour, memorabile soprattutto per le performances di Budapest, Barcellona e Wembley. Quest’ultimo è ricordato come uno dei momenti più significativi della storia del gruppo: i Queen, infatti, si esibirono per due giorni di seguito registrando il tutto esaurito in ognuno di essi. Sebbene la voce di Freddie Mercury fosse leggermente peggiorata a causa di alcuni noduli alle corde vocali e divenuta-quindi- più baritonale, le prestazioni non furono inferiori alle precedenti. Anzi, si esibì per quasi due ore in ogni concerto, coinvolgendo tutto lo stadio in uno spettacolo di energia pura e dimostrando al mondo intero di essere veramente il miglior “animale da palcoscenico”. Purtroppo, quello si rivelò essere l’ultimo tour live dei Queen per colpa dei problemi di salute di Freddie, dovuti all’HIV appena contratto (anche se ancora a sua insaputa).

Tra il 1987 e il 1988, Mercury si dedicò alla carriera solista, incidendo molti singoli e duettando con la famosa soprano Montserrat Caballé, che ebbe a dire di lui:

“La sua tecnica era impressionante. Non aveva alcun problema di tempo, cantava con un senso del ritmo incisivo, scivolando da un registro vocale all’altro senza alcuno sforzo. Aveva grande musicalità. Il suo fraseggio poteva essere sottile, delicato e dolce o più energico e deciso. Era in grado di trovare il giusto timbro, la giusta sfumatura espressiva per ogni parola”

Dalla fine degli anni ’80 fino al 1990, le apparizioni pubbliche del leader dei Queen divennero sempre più sporadiche, fino a cessare completamente nel febbraio del 1990. Freddie decise, infatti, di non presentarsi più in pubblico a causa della malattia che lo stava debilitando sempre di più. Nonostante i suoi problemi di salute, riuscì ad incidere assieme agli altri membri del gruppo due famosi album: The Miracle nel 1989, comprendente il famoso singolo I Want It All, e Innuendo nel 1991.

Di quest’ultimo album ricordiamo Innuendo, prima canzone ad essere stata pubblicata, These Are the Days of Our Lives, il cui video fu pubblicato postumo a causa dell’aspetto dimagrito e quasi irriconoscibile del cantante stesso e The Show Must Go On, una sorta di “sigla di chiusura” che Freddie scrive riferendosi alla sua stessa vita: egli, con un testo molto coinvolgente e una grande interpretazione vocale, riesce a trasmettere tutta la tristezza di un uomo che si avvicina sempre più velocemente alla morte ma che, dopo molto pensare e penare, capisce che deve affrontarla serenamente:

“Le fiabe di ieri invecchieranno, ma non moriranno mai

Posso volare, amici miei

Lo spettacolo deve continuare”

Innuendo fu l’ultimo album a cui partecipò: infatti, il 22 novembre del 1991 Freddie Mercury comunicò ufficialmente alla stampa di avere contratto l’HIV e due giorni dopo, il 24 novembre morì.

Il più grande frontman nella storia della musica. Aveva tutto: una voce potente e unica, grande presenza scenica sul palco, forte carisma. Forse l’unica cosa che gli è mancata davvero è stato il tempo per dimostrare quanto ancora potesse valere un così grande cantante. Il suo stile inconfondibile ha influenzato molti gruppi e artisti successivi che, appunto, non hanno mai dimenticato il suo modo innovativo di interagire col pubblico e di fare musica.

Rimarrà nella storia come una delle voci più belle di sempre e come uno straordinario leader e trascinatore di interi stadi. Nessuno dimenticherà mai le emozioni che suscitava quando scendeva dal palco col mantello bianco per cantare We Will Rock You o quando si metteva al piano a suonare Bohemian Rhapsody o quando teneva fino allo stremo la nota finale di We Are The Champions. Nessuna cover o reinterpretazione dei suoi brani si avvicinerà mai a come li faceva lui. E’ stato talmente grande che un articolo come questo non può descrive nemmeno lontanamente tutto il successo che ha avuto in vita; senza contare che ha impressionato così tanto un ragazzo come me, nonostante io abbia visto i suoi concerti solo in vecchi video.

Freddie Mercury cantava sempre We Are The Champions, ossia “Noi siamo i campioni”, ma posso affermare con certezza che se noi siamo i campioni, allora TU sei e sarai sempre una vera LEGGENDA.

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Author: brenso

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