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FREDDO E SCONFORTO A #STOCKHOLM – di Emanuele Mussini

La frenesia si sta facendo pian piano spazio trascinandosi come un prigioniero che si avvicina alla forca, il sole lotta per la libertà portando vita alle creature di Dio. Io sono nel secondo vagone, posto numero ventidue. La signora che sta di fianco a me non è il massimo della socievolezza. Il suo fazzoletto sulla testa mi ricorda quello che portavano le donne sovietiche dopo il ‘17, il viso pieno di rughe è sintomo di una vita di eccessi o di una vecchiaia troppo precoce, e mentre parla da sola le si avvicina un giovane. Suo figlio? Suo nipote? Azzardo la prima, essendo lui troppo vecchio per poter essere suo nipote. Le porge un caffè e si siede di fianco. Io sono troppo stanco per iniziare una conversazione, mi giro verso il

S4S-Stockholm

Ringraziamo per l’immagine sales4startsup.org

finestrino e dormo. Al mio risveglio sono già passate quattro ore, siamo a Uppsala, una delle città più grandi Svedesi che paradossalmente non conta nemmeno la metà degli abitanti di Bologna. A Stoccolma manca poco. L’aria è pungente appena scendo dal treno, aiuto una signora con il suo passeggino e mi avvio all’uscita. Sono perso. Inizio a guardarmi intorno perché non so effettivamente niente di Stoccolma: che cosa visitare, perché sì, perché no… Sono venuto con talmente tanta fretta che non ho ancora fatto in tempo a informarmi sulla città, e così va a finire come tutte le cose che faccio con la fretta: improvviso. Oltrepasso la porta principale della stazione centrale e mi guardo un po’ in giro: ci sono vecchie signore che dal secondo piano prendono il sole e parlano tra loro. I ragazzi e le ragazze camminano di fretta con i loro smartphone in mano e non guardano dove vanno… Dovevo venire a Stoccolma per trovare qualcosa che c’è anche a Bologna? Un gruppo di tassisti parlano tra di loro lì fuori aspettando un possibile cliente. Mi avvicino. “Do you need a ride?”. Sorrido. Da quando sono qua in Svezia mi sembra di essere in un video di 50 Cent. Anche in una conversazione così si capisce di quanto questi svedesi siano americanizzati. Le TV (tutte) trasmettono film o qualsiasi serie in inglese (che molte volte essendo prodotte negli USA è americano) con i sottotitoli. Una buona proposta, penso, se non fosse che l’americano non è inglese e la maggior parte delle volte le parole dei film sono slang e quindi come risultato gli svedesi sembrano usciti da Queensbridge. Il tassista mi indica un posto dove posso lasciare il mio bagaglio a mano, un “box”, come lo chiama lui, nel quale posso metterlo dentro e per il modico prezzo di 90 kr (un Euro sono circa 9,24 Corone Svedesi) lasciarlo per 24h. Ma fino alle 00:30, come precisa il biglietto informativo attaccato vicino al Pos. “Motivi di sicurezza?”, mi chiedo. Può essere. Stoccolma per certi aspetti mi ricorda quasi Amsterdam: i suoi canali e la sua storia sotto la Corona. È una di quelle città che sono sempre belle da vedere, che ogni volta hanno sempre qualcosa di nuovo da mostrarti. Per noi Italiani non è nemmeno troppo lontana, si possono trovare voli da Milano per poco e molte volte ci sono anche i last minute per i weekend. Mi avvio verso il centro della città vecchia chiedendomi che cosa possa accadere oggi.

Author: brenso

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