Crea sito

FUORICLASSE SI’, MA GRAZIE ALLA CLASSE: un’analisi di “Fuoriclasse”, di Malcolm Gladwell (Mondadori, 2010) – di Nicola Fajeti

Gli outliers (“fuoriclasse” in italiano) sono, nelle discipline matematiche, i valori anomali che si discostano in maniera significativa dalla media. L’analisi di Malcolm Gladwell si concentra proprio sui fuoriclasse che nei rispettivi campi hanno ottenuto ilcop successo, per delinearne i tratti specifici e quelli comuni.

La metodologia utilizzata è esposta nell’introduzione del libro: si segue uno studio su Roseto, una cittadina della Pennsylvania nata con l’immigrazione italiana di inizio ‘900 (prende infatti il nome dal comune pugliese di Roseto Valforte, da cui mosse la maggior parte dei suoi cittadini), che presenta indicatori di benessere e salute molto superiori a quelli di cittadine statunitensi analoghe, senza mostrare, tuttavia, apparenti differenze nello stile di vita e nell’ambiente circostante.

La ricerca si concentra non tanto sugli attributi del singolo, quanto sul contesto in cui questo è cresciuto ed opera e sulle opportunità che gli sono state presentate.

Per dimostrare la tesi che la genialità non è innata – o almeno non del tutto – ma condizionata dal contesto di nascita e dalle opportunità godute, l’autore muove dalla presenza consistente, nelle leghe professionistiche di molti sport, di giocatori nati nei primi mesi dell’anno: è l’effetto Matteo, uno degli apostoli di Gesù (legge talvolta riconfermata nella composizione delle classi nei college, ma curiosamente non in Danimarca). Il libro esamina le vite dei Beatles, di Bill Gates e di altri personaggi di spicco, seguendo un filo comune che li unisce.

L’autore giunge così a una serie di princìpi.

Viene delineata l’importanza della pratica deliberata con la regola delle 10000 ore, numero ridondante nelle storie di successo, cioè il tempo che sarebbe necessario per diventare un maestro in qualsiasi disciplina; ma se si prova a fare due conti ci si accorge di come la vetta di tale monte ore sia irraggiungibile senza un determinato background familiare e sociale.

Nemmeno l’intelligenza, quantomeno quella logica misurata dal QI, sembra avere un’eccessiva rilevanza oltre una certa soglia; al contrario, ben più rilevante è il modello di educazione genitoriale, che si differenzia sensibilmente tra classi di reddito medie e basse.

Colpisce anche la persistenza del retaggio culturale che tempra i comportamenti, nonostante il contesto da cui sia scaturito cambi: da qui ad esempio l’utilità di sapere il cinese per essere bravi in matematica e di non essere coreani per essere buoni piloti di aerei; per lo stesso principio lavorare in una risaia instaura un’attitudine imprenditoriale verso il lavoro, che per certi versi mi ricorda il ruolo fondamentale dell’etica protestante nella rivoluzione industriale delineato da Weber.

Si sa che le differenze tra gli studenti facoltosi e quelli poveri sono da ricercarsi nella qualità delle scuole che essi frequentano… Sbagliato! A quanto pare conta molto di più l’ambito extrascolastico (ambiente familiare e periodi di vacanza ad esempio), in cui si concretizza il divario vero e proprio tra le due categorie. Gli asiatici paiono più allineati a tale principio: pensate che la durata media dell’anno scolastico negli USA è di 180 giorni, mentre in Giappone è di 243.

Questo libro parla di cultura, gruppi e identità, affrontando la tematica del successo da una prospettiva alternativa rispetto al ben più rodato mito del self made man. Tale modello, come si vedrà, è disattento alla realtà effettuale e poco equo, ma anche scarsamente efficace, perché comporta una notevole perdita di potenziale di coloro che avrebbero talento, ma non avendo goduto della fortuna e dei vantaggi arbitrari usufruiti dai fuoriclasse non ce l’hanno fatta.

In conclusione l’autore, senza negare l’importanza di talento ed impegno (che considera strettamente necessari), sposta la lente dal singolo al collettivo, auspicando una società che possa garantire pari opportunità a tutti, o quantomeno al più alto numero di persone possibili.

Lo definirei un libro di neo-sinistra, che, sulla corrente della ricerca di un’uguaglianza sempre più sostanziale, sembra indicare il proseguo di quel processo storico che ha dato vita a diritti civili, politici e sociali, così come furono teorizzati da Marshall quali elementi della cittadinanza contemporanea.

Author: brenso

Share This Post On