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Guerra Fredda oggi? – di Nicola Fajeti

È passato ormai da un mese il Natale e con esso il 25º anniversario del crollo dell’URSS e della fine della Guerra Fredda, infatti, il 25 dicembre 1991 Gorbachev rassegnava le sue dimissioni e poche ore dopo veniva ammainata la bandiera rossa con falce e martello sul Cremlino ed, al suo posto, veniva issata quella della nascente Federazione Russa.
Ma cos’è rimasto oggi dello scontro che ha diviso il mondo in 2 per quasi 50 anni?

In particolare che rapporto c’è tra la crisi russo-ucraina del 2014 ed uno degli eventi conclusivi della Guerra Fredda, la riunificazione tedesca del 1990?
Per cercare di scoprirlo torniamo indietro al 1989: a seguito della crisi sociale interna della Repubblica Democratica Tedesca(Germania Est), sfociata nei movimenti di piazza e nella crisi dei rifugiati, il 9 novembre cadde quello che era stato il simbolo della divisione dell’Europa e della Cortina di Ferro, il Muro di Berlino.
Tutti associano quest’evento alla riunificazione tedesca, e forse simbolicamente non vi è immagine più adatta, ma politicamente le cose andarono diversamente, infatti Helmuth Kohl, l’allora cancelliere della Repubblica Federale Tedesca(Germania Ovest), dovette superare numerose resistenze  nei 10 mesi che separano la caduta del Muro dall’avvento della Germania unita.

Fu, infatti, la Germania ovest a guidare quella, che sarebbe più corretto definire assimilazione della controparte orientale nel proprio modello economico e politico.
Nel processo di negoziazione  vennero coinvolte, oltre alle 2 Germanie, anche le 4 potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale(Francia , UK, USA ed URSS).
Gli attori coinvolti avevano diverse posizioni e richieste, vediamo cosa ciascuno di loro ottenne in cambio del proprio via libera all’unificazione:

  1. La Francia(guidata da Mitterand) ottenne la garanzia che l’economia tedesca, già fortissima prima della riunificazione, venisse legata a doppio filo ad un progetto più ampio d’integrazione europea, l’idea francese era quella di diluire il solidissimo marco tedesco in un unione monetaria europea(da lì a poco, nel 1992, si avrà la firma del Trattato di Maastricht);
  2. La Gran Bretagna, soprattutto a causa della posizione personale del primo ministro Margaret Thatcher(estremamente contraria alla riunificazione, memore delle esperienze della Seconda Guerra Mondiale) dell’assenza di una contropartita allettante per gli inglesi e degli impegni legati al suo esteso Commonwealth, rimase defilata e poi venne successivamente isolata dagli altri attori, si spiega così la scarsa influenza inglese nel costruire l’assetto europeo post-Guerra Fredda;
  3. Gli USA(il cui presidente era Bush Sr) erano i più favorevoli alla riunificazione, tuttavia, era importante per gli americani che la nuova Germania diventasse un membro NATO;
  4. Arriviamo, infine, alla posizione dell’URSS, la più importante per rispondere ai nostri interrogativi: la situazione economica sovietica era disastrosa, Gorbachev(a guida dell’URSS dall’85) stava portando avanti i suoi progetti di liberalizzazione(Perestrojka), ma aveva bisogno di soldi e di ridurre l’impegno geopolitico della supertpotenza.
    Ecco che intervennero i marchi tedeschi, pagando il costoso ritiro dell’Armata Rossa di stanza nell’Europa centro-orientale e fornendo iniezioni di liquidità all’agonizzante economia sovietica. Inoltre, e questo è il punto fondamentale, i sovietici ricevettero la garanzia non scritta che, dalle parole dell’allora segretario di stato USA J. Baker(equivalente al nostro ministro degli esteri), “NATO would not expand an inch eastward”(non si sarebbe allargata di un pollice ad est della Germania).

politica-estera

Gorbachev, inizialmente non molto favorevole all’entrata tedesca nella NATO(avrebbe preferito una formula che includease la nuova URSS nell’assetto europeo), cedette e si accontentò di una promessa non formale, ciò anche perché nessuno si aspettava che di lì a un anno l’URSS si sarebbe dissolta: l’entrata dei paesi aderenti al Patto di Varsavia(la controparte sovietica della NATO) nell’alleanza atlantica era poco più che un’ipotesi.

In ogni caso, la promessa non venne mantenuta, anzi fu infranta ripetutamente: nel 1999 con l’ingresso nella NATO di Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia; nel 2004 con l’entrata di Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia; ed ancora, nel 2009 con l’adesione di Albania e Croazia.

È più comprensibile allora la posizione della Federazione Russia nel 2013 a fronte delle manifestazioni “Euromaidan” a Kiev, che fecero balenare l’idea dell’ingresso dell’Ucraina nell’UE, spesso rivelatosi un preambolo alla membership NATO: i russi videro avvicinarsi ulteriormente ai loro confini l’alleanza nemica e perpetrarsi il tradimento della promessa.

Ma prima di continuare è doveroso fare una precisazione a proposito della geografia politica ed economica dell’Ucraina: questo stato è tagliato in 2 da legami di lealtà linguistici ed economici, infatti, da una parte vi sono le regioni occidentali, che hanno fatto di un’industria alimentare strettamente collegata all’UE, il centro della loro struttura economica, mentre dall’altra vi sono le regioni orientali in cui il russo è la lingua più parlata e domina un’industria pesante fortemente dipendente dall’economia russa.
Si può capire, allora, perché con la presidenza di Poroshenko(simbolo dell’élite economica occidentale), caratterizzata dai toni aggressivi verso la Russia e molto conciliatori verso l’Unione, le regioni orientali di Donetsk e Lugansk abbiano percepito il pericolo di allontanarsi ed inimicarsi i loro vicini(e talvolta familiari) russi ed abbiano deciso di intraprendere un’azione tendente al separatismo, non riconoscendo più di fatto il governo di Kiev.

Nello stesso contesto si colloca l’annessione della Crimea in formale violazione del diritto internazionale, ma perfettamente in linea col principio di autodeterminazione dei popoli poiché il 97% dei votanti al referendum ha scelto di staccarsi dall’Ucraina per unirsi alla Russia.
Un tale plebiscito non appare una sorpresa se si analizza la storia e la composizione demografica della regione: la Crimea fu trasferita all’Ucraina dalla Russia solo nel 1954 su decisione dell’allora leader sovietico Kruschev, la sua popolazione è composta per il 68% dal gruppo etnico russo, inoltre ha una stretta interdipendenza economica e strategica con la Russia, si pensi solamente che la flotta russa è di stanza nel porto di Sebastopoli.

Chi ha torto e chi ragione allora?

Addossare tutta la colpa a Putin ed ai separatisti filorussi, come sembrano fare i media appare quantomeno semplicistico.
Probabilmente è impossibile definire cause ed attribuire responsabilità con assoluta precisione, allora, non si può far altro, che porsi alcune domande:

Quanto è stato lecito per i paesi occidentali infrangere la promessa, seppur non scritta, di non far aderire alla NATO i paesi dell’Europa orientale? È vero che la Federazione Russa non è l’URSS, ma essa ne è la naturale discendente, a fronte di ciò la promessa era da ritenersi ancora valida?

È stata una mossa strategicamente saggia escludere la Russia da un progetto d’integrazione europea fortemente influenzato dall’ala protettrice della NATO e quindi degli USA? Oppure, si sarebbe potuta costruire una struttura più ampia che comprendesse quest’importante attore?

Ed ancora, per risolvere la questione ucraina bisognerebbe prediligere il diritto internazionale oppure il diritto all’autodeterminazione dei popoli? La Crimea e le regioni orientali ucraine possono autodeterminarsi o devono attenersi ai loro precedenti vincoli, nonostante il quadro sia cambiato a seguito della “febbre europeista” delle regioni occidentali?

Ciascuno, in autonomia, può rispondere a queste domande, pur sempre tenendo in mente che questioni politiche come questa sono fortemente influenzate dalla prospettiva dalla quale le si osserva.

Author: brenso

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