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LA VOLGARITA’ DEL POTERE – di Matteo Croci

NOTA: questo articolo, scritto dal punto di vista di uno studente nemmeno ventunenne, ha il solo scopo di esprimere un pensiero squisitamente personale e soggettivo (e a pensarci bene non è così usuale in questi giorni poterlo fare da parte di uno studente nemmeno ventunenne); non vuole impartire lezioni né tantomeno dare risposte, anzi, più che altro vengono poste domande al lettore (sperando ce ne sia uno).

La settimana scorsa stavo leggendo il mio settimanale preferito, Internazionale – sì, esatto, quello al servizio della CIA e dell’Arabia Saudita a detta di molti – quando sono capitato alla pagina degli editoriali, e il primo dei due solitamente presenti ha attirato la mia attenzione poiché scritto da Elif Shafak, una

delle più lucide voci di protesta contro il governo turco di Recep Erdogan, intitolato “La volgarità del potere”. Shafak incentra il suo articolo sulle difficoltà della Turchia nel trovare anche solo una parvenza di unità, divisa come non mai in due pianeti lontanissimi: da una parte i sostenitori del presidente-sultano Erdogan e dall’altra chiunque voglia provare a dire la sua, in un paese al 151esimo posto nella classifica della libertà di stampa (su 180). I motivi di quest’ultima metà per non rallegrarsi li vediamo più o meno tutti i giorni sui telegiornali e gli approfondimenti non mancano. Come spesso accade nei paesi dove l’opinione pubblica ha uno spazio di movimento più che ridotto e nella cabina elettorale arriva a scegliere il meno peggio, in Turchia oggi più della metà dei seggi del parlamento è occupata da un unico partito, che ha da qualche anno avviato una politica nazionalista aggressiva, che nemmeno permette la lettura in aula di poesie di poeti che non siano uomini, turchi, e possibilmente conservatori. Qui si illumina l’articolo di Shafak: l’episodio chiave è infatti stato il divieto, durante una seduta del parlamento, ad un deputato filocurdo di leggere una frase di Oscar Wilde, per l’appunto, sulla volgarità del potere. Tutto questo cappello introduttivo, perdonatemi, è servito per arrivare al punto: la volgarità del potere.

immagine tratta da sienanews.it

Ma il potere è davvero volgare? Studiando le lingue e il loro comportamento ormai sono inconsciamente portato a riflettere sul peso che le parole di una lingua hanno, e quindi mi sono soffermato sul termine “volgarità”. Oggi purtroppo il termine “volgare” (così come “volgarità”) è continuamente usato non in modo sbagliato, ma disfunzionale. “Volgare” è l’aggettivo derivato dal sostantivo “volgo”, a sua volta derivato dal latino “vulgus”: il popolo, la massa, la moltitudine. Ciò vorrebbe dire che nelle brillanti parole di Shafak il potere (essendo “volgare”) è qualcosa legato al popolo.

Purtroppo non è così. Purtroppo il Potere non ha nulla di “volgare” nel vero senso della parola al giorno d’oggi. Se ci fosse un Potere davvero “volgare” allora avremmo forse dei governi, dei capi di stato, più vicini ai sentimenti del popolo, alle sue necessità.

Come può essere volgare, legato al popolo, alla massa, un potere che nel corso degli anni ha iniziato sempre di più a parlare di bond, trust, stepchild adoption, jobs act e austerity? In un paese come il nostro, dove la lingua inglese non è certo la materia meglio insegnata nei nostri istituti, dove la natalità è ai minimi storici, dove le persone in età pensionabile sono sempre di più e di conseguenza l’età media è sempre più alta, forse il 10-15% della popolazione arriva a capire davvero il senso di queste parole. A parte questo commento ancora una volta dettato dal perenne studio delle lingue, chiunque può accorgersi che il Potere è tutto tranne che volgare nel vero senso della parola. In ogni momento della nostra vita possiamo sentire sulla nostra pelle la lontananza del Potere, la sua NON-volgarità con la quale si manifesta in tutte le sue forme. Se vogliamo attribuire l’aggettivo “volgare” a qualcosa allora attribuiamolo ai reality show, quelli sono volgari, nel senso che vanno a toccare gli istinti più bassi e caciaroni della massa, ma il Potere proprio no. Il Potere è volgare solo quando si tratta di elezioni, e solo in quelle occasioni i papaveri si abbassano e parlano con la gente: chi coglie l’insofferenza cerca un capro espiatorio, e quindi “aiutiamoli a casa loro”, chi approccia con la fritta e rifritta modalità del divide et impera e quindi “NOI siamo l’Italia del SÌ, chi non sta con NOI vuole bloccare l’Italia”.

È interessante notare come dal punto di vista linguistico il pronome “noi” salti fuori solo quando questo “noi” è un mezzo per arrivare a qualcosa. Nella vita di tutti i giorni non c’è nessun “noi” sproloquiato dai potenti, anzi, la gente comune è proprio un bel “loro” mormorato nelle stanze dove si prendono le decisioni. È volgare un potere che nega l’espressione personale? Che fa sì che i pochi governino sui molti? Per carità, molti potenti fanno dello sviluppo del proprio paese un dogma, ma quando questo sviluppo arriva con lo sfruttamento dei deboli, quando per giungere allo sviluppo si deve per forza rendere sottosviluppata un altro paese dall’altra parte del globo, lontano dalle telecamere e dai giornali, allora il potere è da ritenere “volgare”, vicino al popolo? Io credo di no. Nel novembre 2015 abbiamo assistito ad una parata di ministri e presidenti a Parigi, dopo gli attentati, dopo che ogni politico europeo si era dichiarato “più vicino che mai al popolo francese”. Questo sentimento di empatia promosso davanti alle telecamere, dal mio punto di vista, ha perso di significato dal preciso momento in cui su un missile a lunga gittata è stato scritto “from Paris with love”. Quel missile era diretto verso la Siria, l’Iraq o un qualsiasi posto sperduto in Medio Oriente, e da lì a pochi minuti avrebbe ucciso decine di persone, civili, innocenti, che forse avrebbero bisogno di una politica internazionale più volgare, oggi più che mai.

Quindi, in definitiva, il potere non è volgare, è sfrontato, è arrogante. Volgare è la lingua italiana con cui scrivo questo articolo sperando che qualcuno lo legga e lo capisca. Questa lingua è volgare perché creata DAL popolo PER il popolo, perché tutti, dalle Due Sicilie a Siena, da Urbino a Torino, potessero unirsi sotto una sola lingua e dar luogo, (qui sì, accidenti!), a qualcosa di “volgare”, di comune, di unico, di popolare, alla portata di tutti.

E forse è proprio questo che non riesce ad essere il Potere, o che forse non vuole essere: alla portata di tutti, volgare.

Author: brenso

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