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L’ARTE DELLA PAZIENZA – di Alice Suozzi

‘ Pazienza ‘ deriva dal verbo latino ‘patior‘ che significa ‘sopportare il dolore, subire‘ . E, in effetti, anche oggi i concetti legati alla pazienza rimandano, in un qualche modo, a una sensazione spiacevole. Penso alle piccole cose, come il fastidio provocato dal ritardo di un treno, l’isterismo per un’auto che va troppo piano, l’angoscia che suscitano le file chilometriche davanti a musei, cinema o discoteche, i numerini in posta. Io per prima più volte ho rinunciato ad entrare pur di schivarla, quella fila. I bambini fanno i capricci, molte volte, quando sentono il fatidico ” Porta pazienza “.

Nonostante già presso gli antichi la pazienza non fosse propriamente connessa all’area semantica della felicità, essa era insegnata, appresa, esercitata costantemente. Un valore da apprezzare. Lo stile di vita moderno, invece, ci ha ampiamente diseducato alla pazienza. Zygmunt Bauman, sociologo e filosofo contemporaneo, utilizza l’aggettivo ” liquido ” per parlare della società della fugacità. Quando la quantità è meglio della qualità, quando se tutto non funziona subito si preferisce passare ad altro, passare oltre, senza SPRECARE TEMPO E IMPEGNO per andare in profondità, mettere cura in ciò che si fa. In effetti, al di là delle piccole cose, in molti aspetti della vita (della mia in primis) spicca la mancanza di pazienza, che si traduce in mancanza di cura. Si passa sulle cose con leggerezza, talvolta con superficialità, spesso fermandosi al primo impatto, senza dare e darsi il tempo di andare più a fondo.

Paul Sweneey scrive: ” Come può una società – che si fonda su sughi pronti, ricette di torte veloci, cene surgelate e fotocamere istantanee – a insegnare la pazienza ai giovani?

L’arte dell’essere pazienti, quindi, è stata messa in soffitta, non è più utile.

Una volta, parlando di filosofia, una mia professoressa ha usato l’aggettivo ” tignoso”, dicendo che la filosofia insegna proprio questo. Significa ” testardo, puntiglioso ” e spesso non ha valore molto positivo. Soprattutto in un’ottica della velocità, del ” tutto e subito ” in ogni campo. Partendo dalla scuola, che negli anni è stata costretta a ” piegarsi ” a ragazzini sempre più disabituati a essere PAZIENTI nello studio, a intestardirsi sull’esercizio di matematica finché non risulta, a stare chini sul libro fino a imparare davvero la lezione; passando per l’educazione altra, quella che ci arriva dagli stimoli esterni, quando penetra il messaggio che è meglio qualcosa di facile e immediato piuttosto che sudato ( o meritato, talvolta ). Approdando ai rapporti e alle relazioni umane ( che, per quanto io sia per natura un topo di biblioteca, restano la più grande fonte di soddisfazione che ci sia ), quando sono meglio tante amicizie affrontate con leggerezza invece che una sincera, costruita, appunto con pazienza.

Eppure, senza pazienza, senza impegno, non è mai stato fatto nulla di grandioso. Penso ai tantissimi esperimenti che hanno preceduto ogni scoperta scientifica, molte volte con esiti disastrosi. Ma se gli scienziati non avessero pazientato oggi non avremmo farmaci che salvano la vita. Se Michelangelo si fosse fatto prendere dallo sconforto oggi non avremmo la Cappella Sistina. Se Dante fosse stato impaziente, addio Divina Commedia ( perché è innegabilmente impegnativa da leggere, ma figuriamoci da scrivere!). E, anche se non ho intenzione di scrivere un classico della letteratura mondiale, penso che imparare a curare davvero con impegno ciò che facciamo e i rapporti che abbiamo sia importante.

Perché un risultato sudato, anche se ci ha fatto maledire la strada che abbiamo intrapreso, dà una soddisfazione impagabile. Perché un esercizio di matematica che risulta dopo che ti sei scervellato fa venire voglia di lanciare per aria tutto dalla gioia. Perché il libro più impegnativo, più difficile, può diventare un libro per la vita. Perché una persona che ti ha fatto aspettare, per qualunque motivo, e si è fatta scoprire piano piano, ha un valore tutto particolare, è dà più valore a te che l’hai meritata, che sei restato, che l’hai curata.

La cura e la pazienza hanno anche risvolti inaspettati: spesso ti fanno capire quali sono i tuoi limiti, ma anche quanto puoi essere in grado di superarli. E ti aiutano a comprendere il valore che assume per te ciò per cui sei disposto a pazientare.

Perché, come dice ” Il piccolo principe ” : ‘ È il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante.

Author: brenso

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