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LE BABUSHKE DI CHERNOBYL – di Fabrizio Setti

“C’è chi in una pozzanghera ci vede riflesso il cielo, chi se stesso e chi invece non ci vede nulla”

Babushkas-of-Chernobyl-Poster

Locandina; sottotitolo:”una storia di 3 improbabili eroine nel posto più tossico sulla terra”

… la mia due giorni di Cinemambiente a Torino si è conclusa con questa frase.
A pronunciare queste parole una delle “Babushke di Chernobyl”, che dopo essere stata evacuata dal suo paesino subito dopo l’esplosione del reattore della famigerata centrale nucleare, ha deciso di tornare, con alcune altre, nella sua casa d’origine, infischiandosene di divieti, fili spinati e zone rosse.
Il documentario a mio avviso, più che sulle conseguenze nefaste dell’energia nucleare, fa riflettere su come possa essere traumatico per le persone essere trapiantate a forza in un luogo diverso da quello conosciuto da sempre. Si evince, infatti, che il numero delle persone morte nei luoghi di “esilio” dopo il disastro è superiore a quello delle persone rimaste, seppur più esposte alle radiazioni.
Cosa significa? Che il trauma psicologico dell’esilio forzato può compromettere la salute maggiormente di fattori esterni.
Il documentario racconta lo spaccato di vita quotidiana di queste simpaticissime vecchiette che hanno deciso di sfidare le radiazioni e le autorità per non morire di nostalgia e tornare alle loro case d’origine all’interno della Dead Zone di Chernobyl.
Le nonne di Chernobyl sono forti, piene di vita, ironiche e sembrano stare meglio di gran parte dei loro coetanei.
Ogni tanto la routine quotidiana viene interrotta dalla visita di una sgangherata squadra di scienziati governativi o dall’incontro nel bosco di ragazzi che inseguono scenari postapocalittici.
Per vincere la solitudine e non pensare alle radiazioni, comunque sempre presenti nella loro vita, le “nonne di Chernobyl” si ritrovano presso la casa di una di esse a bere vodka e cantare canzoni nostalgiche.
Con la frase “addio cervello, ci rivediamo domani” si riempiono un altro bicchiere di Vodka e tutte le paure scompaiono magicamente.

Author: brenso

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