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L’OPZIONE C – di Giorgia Incerti Vezzani

Oggi su Linkiostro ci porta la testimonianza della sua esperienza Giorgia, una ragazza poco più che ventenne, ma che ha già alle spalle un importante vissuto su cui riflettere.

Io e il mio Amico Fritz ci siamo incontrati solo un anno fa nonostante fossimo già legati da anni. Non è di certo stato amore a prima vista, anzi, tutto il contrario. Quando il dottore mi ha detto che avevo un nodulo di 4 cm alla tiroide (ecco il famoso amico Fritz) sinceramente non ero proprio così contenta di fare la sua conoscenza, avevo un sacco di pregiudizi nei suoi confronti e avevo pensato al peggio. La prima domanda che mi balzò in testa fu: “Ma tu da dove vieni?”; sono sempre stata sana, tanto sport, niente fumo e una alimentazione corretta.image
Dopo l’ecografia il mio medico mi ha spiegato la mia situazione, le conseguenze e l’iter che avrei dovuto seguire. La visita seguente mi è stato trovato un altro nodulo più piccolo e lì ho voluto sapere.
Ho chiesto da dove questo nuovo amico venisse ma soprattutto SE LA COLPA FOSSE MIA, perché la colpa deve sempre essere di qualcuno. Questi noduli non erano ereditari e quindi la responsabile dovevo essere io, forse avevo mangiato troppo erbazzone o forse era stata quel nuovo mascara che mi ero comprata (mannaggia a me che neanche mi piace truccarmi); insomma le avevo davvero pensate tutte pur di trovare una risposa che di certo non si è fatta attendere. Questo mio amico viene da un luogo lontano ma non abbastanza, un luogo che ha fatto tanto parlare di sé e da cui è iniziato l’ancora tanto discusso tema sul nucleare (P.s. tranquilli questo articolo non è sul nucleare).
Ebbene sì, la risosta alla mia domanda fu Chernobyl 26 marzo 1986 quando un’esplosione distrusse il reattore numero 4 della centrale nucleare, nell’ex Unione Sovietica. Le nubi di materiale radioattivo non sono naturalmente rimaste confinate all’area circostante, ma sono state trasportate dai fenomeni meteorologici su metà del pianeta, ma soprattutto in Europa settentrionale, facendo in modo che quell’incubo, che quella parola, marchiasse a pelle un’intera generazione di uomini: la generazione Chernobyl.
A 30 anni di distanza molti medici vedono una parte dei loro pazienti, per lo più giovani, ammalarsi sempre di più di cancro alla tiroide. In Italia il cancro alla tiroide, sotto i 45 anni, è il secondo tumore più comune tra le donne e il quinto tra gli uomini. Per la stragrande maggioranza dei casi si tratta di carcinoma papillare. Nel nostro Paese sono circa 14mila i nuovi casi diagnosticati ogni anno di tumore tiroideo, una patologia che è cresciuta di oltre il 200 per cento nell’ultimo ventennio. Fortunatamente nella grande maggioranza dei casi questi tumori sono scarsamente aggressivi e facilmente curabili. Vi lascio solo immaginare le percentuali e le patologie che la generazione Chernobyl possiede nelle aree direttamente interessate come Ucraina e Bielorussia.

“Se non è ereditario allora viene da Chernobyl”. Ma io, che sono curiosa e consideravo quella risposta troppo vaga, mi sono messa alla ricerca di più informazioni perché, come si dice, “se non è A deve essere B” e a me mancava l’OPZIONE B.

Immagine tratta da ilpost.it - la vita a Chernobyl

Immagine tratta da ilpost.it – la vita a Chernobyl

Grazie ad alcuni amici sono venuta alla conoscenza della Metamedicina, una medicina che riguarda piuttosto la parte inconscia, legata ai sentimenti e alle emozioni per tentare di scoprire qual è l’evento, vissuto o sperimentato dalla persona, che ha dato origine al sintomo che la affligge. Ogni evento che abbiamo incontrato nella nostra vita è il frutto dei nostri pensieri, delle nostre parole o delle azioni che facciamo.

Secondo la Metamedicina i problemi alla tiroide (dove si trova il quinto chakra sede della comunicazione e dell’espressione creativa) sono molto spesso legati a una tristezza profonda perché non siamo riusciti ad esprimerci come avremmo voluto.
Sul piano psicologico l’individuo non riesce a riflettere sulle proprie emozioni, ha paura di parlare, difficoltà a esprimersi e a tirare fuori la voce.
Diciamocelo… Questa non è la descrizione della sottoscritta. Non voglio sembrare altezzosa, ma chi di voi mi conosce sa che io non sono per niente timida, parlo fino a sfiancare la gente, non ho paura di far sapere quello che penso e mai mi sono preoccupata del giudizio degli altri.
Anche l’opzione B non mi andava per niente a genio. Ma io, che dopo tutto quello che ho passato da luglio fino ad oggi che del mio Amico Fritz mi rimane una gran cicatrice e un’esperienza di vita, non mi sono comunque fermata nella mia ricerca per una risposta soddisfacente.
Sono pienamente convinta che “nulla è bianco o nero, o A o B”, ma che esista un’OPZIONE C, quella che nessuno ci dà e che io ho trovato dentro di me: semplicemente la VITA che nel suo essere esaltante sa anche essere cosi dannatamente stronza. È stata la risposta alle mie fatiche, alla mia rabbia, alle mie paure ed è proprio grazie a quello che la vita mi ha messo davanti in questi anni che io ho potuto affrontare questo momento con grande forza.
Sono consapevole che con questo articolo io sia sembrata presuntuosa, superficiale e che abbia voluto fare la vittima quando le vittime sono altre (poiché ci sono tumori ben peggiori del mio) ma nonostante ciò spero che questa mia esperienza possa farvi capire nel modo meno banale e melenso possibile che la vita va vissuta al meglio e con grinta. Passare le giornate a LAMENTARSI di quanto facciano schifo i tuoi capelli, di quanto sei stufo, di quanto ogni persona che vedi su Facebook sia migliore di te, più fortunata di te non cambia le cose. La vita poteva riservarti fatiche ben peggiori, potresti essere su un barcone in mezzo al mediterraneo o a svenderti su una strada per poter mangiare. Cerca i lati positivi in quello che vivi ogni giorno perché se domani ti dicono che hai un tumore, credimi, lamentarti non ti servirà a nulla.

Author: brenso

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