Crea sito

PAROLE A RITMO DI MUSICA: NEL GERGO RAP, NELLA SOSTANZA ARTE – di Edoardo Arbizzi

Edoardo Arbizzi presenta il nuovo singolo composto insieme al suo partenr musicale Matteo Croci, un duo giovane ed attivo da pochissimo tempo, ma già alla ricerca di un rap che sia innovativo. Chi meglio dell’autore stesso può presentare un brano e le riflessioni che lo hanno prodotto?

image1

Il rap è un genere molto in voga ultimamente. Figlio della periferia americana e dei disagi di chi è cresciuto in strada, questa forma d’arte sta conoscendo un successo mai visto prima. A chiunque navighi sui social sarà capitato di vedere qualche migliaio di post sponsorizzati da rapper emergenti, crescono come funghi. Giusto ieri il mio coinquilino mi ha mostrato una t-shirt su cui vi era scritto “Non è obbligatorio fare rap” , come se farlo fosse un dovere sociale … Eppure così pare a guardarci intorno.

Di fronte a questo mi chiedo davvero cosa spinga la massa ad amare questo genere, cosa lo renda così accessibile e fruibile. La ritmicità è per sua stessa natura coinvolgente e per questo altamente orecchiabile. Quando parte il beat la testa incomincia a muoversi da sola e senza accorgersene il cuore pulsa a tanti bpm quanto la base.
In secondo luogo il testo, al servizio dell’armonia, diviene facilmente memorizzabile, imprimendosi nella nostra testa come una foto sulla pellicola.
Bene .
Cosa non va in tutto questo? Quello che non va è che siamo seduti su una Ferrari ma la stiamo guidando come una 500. Mi spiego meglio. Il rap è nato dalla strada ed è giusto che in strada circoli. Ma perché non provare a portarlo anche  in pista? Perché un genere che nasce dalla strada non può essere elevato a contenuti e concetti che trascendono l’underground? In un arte in cui la parola è forma ma anche sostanza, perché non portare il “verbo” al centro del componimento utilizzando la musica in funzione del testo e non viceversa?

Pochi la pensano così, ancora meno quelli che fanno così. Murubutu è il padre di questa linea di pensiero, ma in questa “crociata” all’insegna del rap concettuale anche io e Matteo, due adepti del “professor Mariani”, proviamo a fare il nostro.

IMG_7101

La copertina del primo album da solista di Alessio Mariani in arte Murubutu, artista originario del reggiano. Clicca sull’immagine per ascoltare le tracce del disco.

Tentando di avvicinare gli ascoltatori ad una nuova frontiera musicale vi propongo di ascoltare un nostro pezzo in onore di “The Rime of the Ancient Mariner” di Samuel Taylor Coleridge (massimo esponente del romanticismo inglese nel primo ‘800; date un occhio a https://it.wikipedia.org/wiki/La_ballata_del_vecchio_marinaio).
Nella sua opera egli racconta di un viaggio per mare dove un marinaio, trafiggendo un albatross con un dardo, porta alla morte del proprio equipaggio. Solo l’ ammissione di colpevolezza e la compassione per le creature di Dio lo salveranno dalla suo stesso perire , obbligandolo però a raccontare ai posteri ciò che ha vissuto ed appreso.

Un’opera anacronistica che merita di essere ricordata utilizzando gli strumenti dell’oggi (ritmicità hip hop, nella forma) senza venir meno al prestigio di ieri (un testo ricco e laborioso, nella sostanza).
Ecco a voi “Come vola l’Albatro”: https://soundcloud.com/capletre/come-vola-lalbatro

Testo (vi prego di leggerelo bene perché tutto passa da qui):

Gli brillavan le iridi mentre pensava alla morte

O alla vita in morte come due esseri ibridi

abbassava le palpebre e schiudeva la mente

in un ricordo presente al freddo del gelo antartico

ed iniziava così col suo racconto catartico

Sulla scia delle grandi esplorazioni oceaniche

Raccontava di rotte e di commerci e vie ispaniche

il viso sciupato, dalle forze climatiche .

Secondo un’antica legge del mare

Alle tempeste ed al fato non scampa nemmeno la miglior nave

Fu così che lottando col freddo si trovarono tra i ghiacci del polo

Quando furono distratti dal rumore di un volo

Che nel silenzio irreale suonò col fragore di un tuono

Si mostrò l’albatro nella nebbia con magnificenza

L’apertura alare ed il becco rigido trasmettevano potenza

L’arrivo fu accolto come un dono divino

Come un segno del destino fu accolto il volatile albino

Memori delle storie attorno al fuoco e delle leggende popolari

Mentre fendeva l’aria e col corpo segnava traiettorie circolari

Si poggiò sul ponte con la grazia della prima neve sul monte

Dai bestiari medievali simbolo contrapposto alla danza della morte

Sui sudari infernali gli uomini parevano ormai vinti dalla sorte

ma l’istinto poi prevalse tramutando l’uomo in bestia

estraniando l’equipaggio che chiedeva la sua testa.

Il marinaio passa sette notti e sette giorni

sette cristici peccati sette le virtù dei forti

sette sacri colli urbani sette alle porte di tebe

sette i mari ellenici sette cieli per l’antica plebe.

La morte vinse ai dadi quand’essi eran già tratti

vita in morte vinse il resto come una partita scacchi

i pedoni eran la ciurma il marinaio la regina

scacco matto alla societas nel narrar storia divina.

Un intreccio di correnti dalla dimensione eolica

Reggevan il suo scheletro inadatto alla balistica

Ed il dardo acuminato trapassò ogni sua membrana

membra memori mefistiche mortifere crollavan.

Il marinaio reo confesso mise al collo quel cadavere,

quella creatura mistica mantello per le spalle,

quell’essere che stolti, credevano un augurio

ma portò fame sete e stenti al ponte diurno.

Al primo imbrunire venne scorto un galeone

i passeggeri eran fantasmi che giocavan morte altrove

Death e Life in Death, li chiamerebbe Coleridge

E Death vincendo a dadi, con sè la ciurme avvolge.

Così la morte incalza a poppa e a prua con gran veemenza

avanza e scalza a oltranza azioni d’arroganza e resistenza

strappa anime insipienti, alla luce ignifera

lasciando sulla chiglia il balestrier con aria anemica.

Il marinaio passa sette notti e sette giorni

sette cristici peccati sette le virtù dei forti

sette sacri colli urbani sette alle porte di tebe

sette i mari ellenici sette cieli per l’antica plebe.

Come l’Ulisse andando ad Itaca Noè l’impresa biblica

argonauti il vello d’oro ,Colombo il mondo nuovo

Mosè verso l’Egitto, Enea come sconfitto

nessuno tornò in patria senz’aver un segno inflitto.

Poi l’ottava alba si rivela salvatrice,

mostri d’acqua danzan ritmici su creste adulatrici

e così il naufrago epico, commosso dal creatore

benedice quelle fiere e dà a gli angeli sentore

di una crescita spiritica, comprensione atipica

che i figli della terra siano più che realtà mistica

e per questo un eremita, giunto al penitente

lo traghetta al nuovo mondo per narrar questo alla gente.

Il marinaio passa sette notti e sette giorni

sette cristici peccati sette le virtù dei forti

sette sacri colli urbani sette alle porte di tebe

sette i mari ellenici sette cieli per l’antica plebe.

Come l’Ulisse andando ad Itaca Noè l’impresa biblica

argonauti il vello d’oro ,Colombo il mondo nuovo

Mosè verso l’Egitto, Enea come sconfitto

nessuno tornò in patria senz’aver un segno inflitto.

Il marinaio passa sette notti e sette giorni

sette cristici peccati sette le virtù dei forti

sette sacri colli urbani sette alle porte di tebe

sette i mari ellenici sette cieli per l’antica plebe.

La morte vinse ai dadi quand’essi eran già tratti

vita in morte vinse il resto come una partita scacchi,

i pedoni eran la ciurma il marinaio la regina

scacco matto alla societas nel narrar storia divina.

Author: brenso

Share This Post On